domenica 14 ottobre 2007

QUI RAPA NUI

Eccoci all'isola di Pasqua. Finito il tour archeologico in compagnia di certi americani di Washington che parlavano parlavano parlavano (ma noi guradavamo pervicacemente fuori dal finestrino, non dobbiamo essere risultati molto simpatici, e questo ci ha salvati).
Siamo all'inizio della nostra visita insulare, il primo impatto e' impressionante ma ci riserviamo un commento piu' dettagliato alla fine.
Qualche parola per Santiago:
a Santiago de Chile quasi tutti (tranne i bambini) hanno gli occhi tristi. Il che sarebbe deprimente se non accadesse anche che i cileni di Santiago si baciano moltissimo, sicuramente ben piu' della nostra media nazionale. Noi in confronto siamo anaffettivi.
Santiago (come tutte le citta' latinoamericane, dice Enzo) e' eterogenea come un variegato all'amarena. In principio vuoi scappare, poi impari ad apprezzare i quartieri, i colli (cerri) da cui puoi dominare la citta', la gente che non sa cos'e' la moda (diolabenedica) e va in giro con tipica camminata andina. Non e' che siano molto belli (le donne hanno sederi orribili ed enzo dice che e' perche' hanno camminato troppo in salita e in discesa e non in piano), ma sono simpatici e discreti. Meta' della visita alla citta' e' stata dedicata alla memoria, cioe' ai morti. Abbiamo visto:
- la casa di Pablo Neruda, detta la Chascona, dove mori' di infarto un mese dopo il golpe alla moneda.
- la Moneda dove si uccise (uccisero) salvador Allende.
- la villa grimaldi, luogo di tortura e eliminazione dei desaparecidos. In realta' e' stata rasa al suolo nel '79 per occultare le tracce della mattanza, ma e' diventata un luogo di commemorazione e pellegrinaggio. difficilissimo da raggiungere infatti ci abbiamo messo mezza giornata abbondante.
- il cimitero general, dove bisognava che trovassi la tomba di victor jara e ho vinto anche: violeta parra, il monumento ai desaparecidos, allende e il mausoleo di augusto pinochet (vuoto, e' stato in realta' sepolto nella sua proprieta' e i fiori erano i piu' secchi di tutto il cimitero).
Potremmo continuare con la vena necrofila descrivendovi la differenza tra la zona ricca del cimitero e quella povera -decisamente piu' vitale, se cosi' si puo' dire di un cimitero- ma vi diciamo solo che forse per conoscere un popolo e' al cimitero prima di tutto che devi andare.
Incapaci di mantenere un filo e un senso del racconto aggiungeremo solo la perla della cena al ristorante El girador, al 16mo piano, tu ti siedi di sera e la piattaforma dove ceni inizia impercettibilmente a girare, ora del dessert ti sei fatto Santiago by night a 360 gradi senza tendere un polpaccio. la digestione in compenso impegna tutta la notte, ma ne vale la pena.
Enzo e io abbiamo gia' individuato un paio di casette dove ci trasferiremmo volentieri, e crediamo che Santiago sia una di quelle rare citta' in cui ancora c'e' posto per tutti, per tutto. Chi vuole cambiare aria non aspetti troppo.
per ora un bacio

1 commento:

Unknown ha detto...

Ciao Ragazzi! Vedo che avete mantenuto la promessa di scrivere durante il viaggio. Bravi!
Fa piacere "vedere" il Sudamerica raccontato così. Avete identificato subito due caratteristiche importanti: il carattere malinconico della nostra gente e l'impatto con i nostri "fratelli del nord" ;-)
Buon proseguimento e continuate a aggiornarci.
Se volete ricevere in cambio delle notizie di Milano fateci sapere... (ma pensateci bene! :-))
Un bacione!
Ricardo, Graciela e Federico.