sabato 27 ottobre 2007

NAPIER dir WELLINGTON

Un po' appesantititi dalla ceasar salad del pranzo (era la cosa piu' leggera che abbiamo trovato), ci apprestiamo a visitare l'acquario di Napier, il piu' famoso della nuova zelanda.
Siamo qui da tre giorni e ci sentiamo di poter ammettere che la nuova zelanda e' veramente nuovissima.
Sono nuove le citta', di cui fatichi a trovare il centro perche' non hanno un centro storico ma semmai un centro di gravita', da cui partono arrivano e svoltano poche strade.
E' nuova la terra, che fumiga di vapori solforosi, erutta acqua coi geiser, fa germogliare una vegetazione strana, un incrocio tra il nordico e il tropicale che non riesci a ricondurre a niente che conosci gia'.
E' nuova la gente, che ti tratta senza complicazioni e vorresti trattarla anche tu allo stesso modo ma non e' tanto facile perche' e' nuovo anche l'inglese che dovresti sapere, un impasto spumoso come un muffin ai mirtilli (qui i muffin ai mirtilli vanno via come le brioches).
L'unica antichita' del luogo sono i maori, che infatti generalmente hanno sguardi radicati e ancestrali che fai fatica a sostenere, e generalmente ti danno l'impressione di saperne molto piu' di te.
Dopo una giornata di macchina con guida a sinistra (quanti santi hanno guardato giu', quanti ettoliti di sudore versati alle rotonde) e una pausa nella citta' delle miniere d'oro (i cercatori sono arrivati dalla cornovaglia e ora i loro discendenti addentano, pingui, fette di torta pantagrueliche e generano bambini biondissimi un po' rompiballe) ci siamo concessi una notte al Prince Gate di Rotorua, un vecchio albergo ottocentesco di legno da dove e' passata molta alta societa' newzelandese (ma le camere piccole costano 65 euro) e sembra fermo piu' o meno agli anni Venti, quando le terme della citta' funzionavano a pieno ritmo e ti curavano l'artrite con l'elettroterapia. da li' abbiamo visitato una zona geotermica cosi' sulfurea da sembrare luciferina, e la sera, a Taupo, in un bizzarro motor inn motel gestito da un signore molto (molto) eccentrico, ovvero fuori come un balcone, abbiamo usufruito della nostra personale piscinetta idrotermale. ci siamo stati dentro un'ora, gorgogliando nell'acqua che fa cosi' bene, solo pochi minuti fa guardando per caso la parte finale della guida abbiamo scoperto che le acque termali di TAUPO possono celare l'insidia dela meningite amebica. pare sia gravissima e i suoi effetti iniziano a prodursi dal terzo al settimo giorno dall'immersione. ci affidiamo alla provvidenza. in ogni caso a enzo e' passato il mal di schiena e a me si e' seccato un brufolo, il gioco valeva la candela.
per le impressioni conclusive ci riserviamo di aggiornarvi alla partenza.
comunque siamo molto felici e ci baciamo molto. a tratti sembriamo dei veri pirla.
un abbraccio!

mercoledì 24 ottobre 2007

VIA DALLA LAGUNA

Tra venti minuti ci porteranno in aeroporto, e riprenderemo quel piiiiiiccolo aereo che ci riportera' a rarotonga, da li' auckland.
La nostra permanenza ad Aitutaki e' stata caratterizzata da un sonnacchioso trascinarci da un'amaca a una sdraio, birretta al bar, libri libri libri, sveglia alle sette e a letto alle nove!
era quel che ci voleva da mesi: lo svacco totale.
Cornice: una laguna di acqua turchese, il nostro resort aveva un'isoletta tutta per noi, con palme di cocco, silenzio e pesci assortiti. Tutta l'area e' circondata dalla barriera corallina, per cui vedi qualche centinaio di metri piu' in la' le onde che si infrangono sul reef. il primo giorno volevo superare il reef ma qui non e' come alle maldive, quelle onde non scherzano niente e infatti abbiamo rinunciato. ieri abbiamo fatto una mini crociera che ci ha portati a vedere le altre isole, sulla strada abbiamo incontrato una tartaruga che nuotava molto piu' velocemente della nostra barca. abbiamo visto pesci enormi con la maschera che pero' faceva acqua...
abbiamo visto l'isola dove marlon Brando fece l'ammutinato del bounty e paguri grossi come arance. queste sono isole INCONTAMINATE sul serio. eravamo passati per Tahiti e ci siamo resi conto che qui e' com'era la polinesia francese prima che diventasse di moda.
Unica nota dolente: qualche zanzara. e certi lumaconi neri neri grossi grossi che se ne stanno innocui in certe zone di acqua bassa. non e' che facciano niente ma non sono proprio bellissimi e fanno un po' impressione. Infine, Enzo e' stato beccato in pieno da un jelly fish, cioe' medusa, che l'ha preso sul testino mentre faceva snorkelling. ormai qui al resort gli chiedono tutti se ha trovato altri jelly fish, perche' le cucine gli avevano procurato l'aceto per attenuare l'irritazione e lui si e' battezzato di vinagre tra l'ilarita' (educatamente trattenuta) dei simpatici lavoranti. qui sono tutti molto gentili, qualsiasi cosa tu faccia ti dicono di enjoy it. non sappiamo mai cosa rispondere. baci dobbiamo andare ma a presto!

mercoledì 17 ottobre 2007

RAPA NUI GOOD BYE

Abbiamo il volo stasera alle dieci e molto tempo da occupare.
Ci sentiamo in dovere di ragguagliarvi perche' la maggior parte di voi ci ha regalato il soggiorno qui all'isola di Pasqua, e state tranquilli che abbiamo fatto buon uso del denaro nei seguenti modi:
- noleggio di un 4x4 perche' qui di strade asfaltate ce ne sono due. Ha guidato sempre Enzo ed e' stato molto bravo, ha evitato tutti i cavalli che attraversano all'improvviso, i cani sonnacchiosi che non guardano dove vanno, i nativi distratti etc etc
- due cene MEMORABILI alla taverne du pecheur o come si scrive, gestita da un francese che si fa chiamare il Vichingo e ha una pancia come quella di Obelix. Io ho preso l'aragosta e una zuppa di frutti di mare con cozze grandi come suppli'. Enzo la carne e gli spaghetti, che a lui il pesce mica piace tanto. la taverna e' un posto quieto ma vivace a cui ti affezioni subito.
- svariati spuntini
- l'ingresso alle danze Kari Kari, appositamente danzate per i turisti ma insomma questi isolani ci si divertono un mondo, e questo ha reso l'esperienza in qualche modo autentica.

Ma veniamo all'isola. Innanzitutto e' come una crosticina di pane nel mare, e quando atterri con l'aereo hai l'impressione che non ci sia abbastanza terra per rallentare e alla fine fermarsi, ma che invece atterrerai e senza soluzione di continuita' ti rialzerai in volo per un altro approdo.
I moai disseminati sulla costa e nell'interno non appartengono alla categoria "statue" ma a una superiore, come potremmo dire? "uomini di pietra": e infatti ti guardano e ti dicono piu' del David di donatello o raffinatezze simili. Erosi come sono dalle intemperie, ieratici, sibilanti di vento e gorgoglianti del mare che hanno dietro le spalle, se tu ti sedessi li' e ascoltassi ti potrebbero parlare per ore. Non abbiamo fatto la prova perche' non e' facile stare nello stesso punto per ore, e forse questo e' un punto nodale su cui riflettere.
La natura di Rapa Nui e' aspra ma non dappertutto. Ogni tanto la vegetazione si infittisce e puoi almeno provare a immaginare com'era prima che uno spagnolo o chi per esso - non ci ricordiamo - decidesse che ne avrebbe fatto una gran bella isola-allevamento di ovini.
Siamo felici di constatare che non c'e' oggi nemmeno una pecora. Solo polli, cavalli, mucche, cani e dei discreti scarafaggioni che salgono dallo scarico del bagno, infatti oggi non ho fatto la doccia (Enzo si' e ha anche depositato dolcemente lo scarafaggione fuori dalla stanza, non per portargli rispetto ma perche' gli faceva schifo spiaccicarlo).
Rapa Nui e' il risultato dell'eruzione di tre vulcani. e' nera di lava e dicono che il mare la ricoprira' di nuovo tra qualche milione di anni. per il momento si limita a lambirla con una violenza e una grazia incredibili. il che ha un potere ipnotizzante difficile da contrastare.
qui il vento non soffia ne' sibila ma sconquassa e morsica i tetti le foglie le nubi i cani gli uccelli e i fiorelloni enormi dei flame tree. due notti fa enzo e io credevamo si trattasse di un tifone, aspettavo di vedere il tetto della cabana salutarci con la manina e andare via, e invece quell'urlo era normale, cioe' normale se c'e' il vento forte. Nottata didattica.
Potremmo andare avanti ma non esageriamo. Andiamo a mangiarci un panino.
A presto e tanti baci

domenica 14 ottobre 2007

QUI RAPA NUI

Eccoci all'isola di Pasqua. Finito il tour archeologico in compagnia di certi americani di Washington che parlavano parlavano parlavano (ma noi guradavamo pervicacemente fuori dal finestrino, non dobbiamo essere risultati molto simpatici, e questo ci ha salvati).
Siamo all'inizio della nostra visita insulare, il primo impatto e' impressionante ma ci riserviamo un commento piu' dettagliato alla fine.
Qualche parola per Santiago:
a Santiago de Chile quasi tutti (tranne i bambini) hanno gli occhi tristi. Il che sarebbe deprimente se non accadesse anche che i cileni di Santiago si baciano moltissimo, sicuramente ben piu' della nostra media nazionale. Noi in confronto siamo anaffettivi.
Santiago (come tutte le citta' latinoamericane, dice Enzo) e' eterogenea come un variegato all'amarena. In principio vuoi scappare, poi impari ad apprezzare i quartieri, i colli (cerri) da cui puoi dominare la citta', la gente che non sa cos'e' la moda (diolabenedica) e va in giro con tipica camminata andina. Non e' che siano molto belli (le donne hanno sederi orribili ed enzo dice che e' perche' hanno camminato troppo in salita e in discesa e non in piano), ma sono simpatici e discreti. Meta' della visita alla citta' e' stata dedicata alla memoria, cioe' ai morti. Abbiamo visto:
- la casa di Pablo Neruda, detta la Chascona, dove mori' di infarto un mese dopo il golpe alla moneda.
- la Moneda dove si uccise (uccisero) salvador Allende.
- la villa grimaldi, luogo di tortura e eliminazione dei desaparecidos. In realta' e' stata rasa al suolo nel '79 per occultare le tracce della mattanza, ma e' diventata un luogo di commemorazione e pellegrinaggio. difficilissimo da raggiungere infatti ci abbiamo messo mezza giornata abbondante.
- il cimitero general, dove bisognava che trovassi la tomba di victor jara e ho vinto anche: violeta parra, il monumento ai desaparecidos, allende e il mausoleo di augusto pinochet (vuoto, e' stato in realta' sepolto nella sua proprieta' e i fiori erano i piu' secchi di tutto il cimitero).
Potremmo continuare con la vena necrofila descrivendovi la differenza tra la zona ricca del cimitero e quella povera -decisamente piu' vitale, se cosi' si puo' dire di un cimitero- ma vi diciamo solo che forse per conoscere un popolo e' al cimitero prima di tutto che devi andare.
Incapaci di mantenere un filo e un senso del racconto aggiungeremo solo la perla della cena al ristorante El girador, al 16mo piano, tu ti siedi di sera e la piattaforma dove ceni inizia impercettibilmente a girare, ora del dessert ti sei fatto Santiago by night a 360 gradi senza tendere un polpaccio. la digestione in compenso impegna tutta la notte, ma ne vale la pena.
Enzo e io abbiamo gia' individuato un paio di casette dove ci trasferiremmo volentieri, e crediamo che Santiago sia una di quelle rare citta' in cui ancora c'e' posto per tutti, per tutto. Chi vuole cambiare aria non aspetti troppo.
per ora un bacio