venerdì 2 novembre 2007

SYDNEY, L'ULTIMO DEGLI ULTIMI GIORNI

Eccoci alla fine.
Abbiamo lasciato la Nuova Zelanda un po' dispiaciuti e un po' contenti. Dispiaciuti perche' come dice Enzo, li' sei proprio alla fine del mondo. C'e' un senso di spazio vergine, di calma, ed e' come se il poco di civilizzato che c'e' sia al posto giusto. La gente sorride per non avere niente in cambio ed e' facile trovare le strade e i luoghi. Abbiamo visto pecore di tutte le dimensioni, piu' volte sono stata tentata di compiere il ratto dell'agnello e portarmi via un ammasso di vello bianco e ricciolo. Wellington e' l'unica (se e' vero quel che dicono dell'isola del sud, che ci dispiace di non aver visto, e che ha pochissime strade e citta') citta' neozelandese che riflette qualche frammento di europa. I pub hanno la loro brava patina di sporco grasso, la gente cammina di fretta e pare avere affari abbastanza importanti da portare a buon fine in giornata, il traffico e il porto puzzano come si conviene. C'e' pero' anche li' qualcosa che altrove sarebbe irriproducibile: il giardino botanico, enorme, esteso su tutta una collina, confina da una parte con la citta' e dall'altra solo con la Nuova zelanda: cioe' con i boschi, i prati e i torrenti. Per cui nel giardino botanico non hai mai la sensazione di essere in un giardino. E' come una porta, un passaggio dall'umano piccolo piccolo al naturale (divino) grande grande, e tu del transito neanche ti accorgi. Probabilmente la bellezza di questa gente deriva da questa loro capacita' di passaggio.
Pero', dopo essere arrivati in macchina in aeroporto senza fare neanche un incidentino da niente (bravi, bravi, bravi), l'idea di lasciare questo isolamento a cui non siamo abituati non ci e' dispiaciuta. Ci siamo chiesti se a auckland, una distesa di casette bianche vecchia inghilterra e qualche grosso palazzo moderno, saremmo riusciti a vivere. A me personalmente alla lunga (una settimana?) conoscendomi mi sarebbe venuta una gran malinconia. Enzo non ne e' cosi' sicuro, e in effetti forse per lui che ha gia' cambiato vita tante volte e ha qualche lieve tendenza autistica (uno dei motivi per cui l'amo), la storia e' diversa.
Ora siamo a Sydney e nonostante sia brutto tempo da due giorni ne siamo piuttosto entusiasti.
Per farvi capire com'e' citero' uno stralcio di conversazione tra dei ragazzi francesi che sono usciti da un pub per tornare a casa: quello che e' qui da poco dice, da che parte devo andare? l'amico che e' qui da piu' tempo dice di la'. e l'altro stranito risponde ma come, e' di la' il mare? e poi si batte la mano in testa si riprende e con aria un po' disorientata aggiunge ah gia' che qui il mare e' dappertutto.
Infatti e' cosi' dappertutto che confondi una baia con l'altra e certe volte anche con la cartina non capisci piu' niente. Tra l'altro e' cosi' dappertutto il mare che mangi delle ostriche buonissime come ho fatto io ieri sera mentre Enzo ordinava la bistecca perche' gli fanno impressione.
Inutile dilungarsi sul dappertutto del mare a sydney tale per cui le spiagge sono in citta' e si fa surf come da noi si va in palestra, il che e' desolante (per noi), perche' questa e' una cosa che dicono tutti. in ogni caso vederla fa piu' effetto.
ieri abbiamo visto anche l'Opera House e abbiamo fatto un giro su un bus turistico. in due giorni non e' facile capire come funziona la citta' ma oggi la vedremo dal ponte e dal ferry, dovrebbe aiutarci. Quanto all'atmosfera generale: rilassata. uh quanto rilassata. e certe risate nei ristoranti. e la caciara nei pub. e' come se improvvisamente tutto un popolo anglosassone fosse diventato terrone. e il mix ha qualcosa di autenticamente esplosivo.
Ora andiamo a prendere il ferry. se come credo non vi scriveremo piu', a tutti grazie ma grazie grazie perche' e' stato un viaggio davvero bellissimo. vario, intenso, e abbastanza lungo da farci tornare la voglia di casa. soprattutto di rivedere tutti i nostri amici.
un abbraccio sazio